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Il Conduttore di Energia

laviaacquea
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Questo racconto l’ ho scritto ai margini del convegno organizzato dal ” Centro di psicomotricità del bambino” di Pavia dal titolo: ” Come perle di collana: narrazioni come momenti unici del qui ed ora terapeutico.”

“ Il conduttore di energia,ovvero, perche’ una bambina perdona all’ acqua e non ad un pavimento?”

E’ meglio chiarirlo da subito, non esiste una stanza di terapia dove io lavoro con i piccoli 0-36 e i grandi, è solo (coro di voci: “ E ti sembra poco?”) il grande spazio di tre piscine rumorose dove l’ unico vestimento è l’ accappatoio, ma la maggior parte del tempo lo passiamo in mutande. Già la partenza è ridotta all’ osso: i corpi seminudi sono più vicini all’ essere profondo che all’apparire della superficie. E’ il nostro termometro interno più che l’ orologio a misura del nostro tempo immersi dentro. Una delle prime storie racconta di un bagno sacro e di una bussola tenuta dalla mano di una grande madre con in braccio una piccola bimba che non è ancora nata altra. Io non so quando l’ acqua ,che c’era ancora da prima dei prima, abbia iniziato a narrare a quella bimba cullata , e neppure quando quella bimba abbia iniziato a provare affetto per lei ; quelle due si conoscono davvero bene, dai tempi lontani di re Desiderio.. Per questo una bambina può perdonare un ruzzolone all’ acqua e non ad un pavimento, quelle due vanno d’ accordo e sanno rispondersi a tono.
Il qui e ora di un corpo nell’ acqua
è emozione che torna,
tac, con-tatto, calamita:
botta zen di strega
modella pelle di seta
sul corpo più teso
a raccogliere
di un riflesso, il senso.
Mi ri-specchio, mi perdo e poi mi ci ri-trovo,
in questa marea muta,
che si rincorre e richiama.
Quel che è dentro scorre fuori,
questo fuori che torna indietro
farà battere ancora
il cuore di ruggine
di quel gigante?


Dalle altezze dei versi alla più cruda realtà, la storia prosegue a ritmi impetuosi e ci riporta ancora a quelle due creature primordiali di prima, che, a vederle dall’ alto, a prima vista appaiono una soltanto, una, comunque un po’ strana, poliforme, dal mutevole sembiante; la relazione fusionale per forza nel dramma descritto è giunta ad un momento cruciale, le forze di superficie in campo sono schiacciantemente a favore della creatura grande, quella piccola è avvinghiata, nel migliore dei casi, appesa alla prima. C’è come un groppo sospeso che tiene insieme quei due corpi emozionati ed immersi.
Quello tra un bipede duro di orecchio e raziocinante ed un anfibio egocentrico ed impertinente è un dramma intimo di due esseri che, per forza di cose, coabitano in simbiosi uno spazio liquido che li contiene e questo va un pochino raccontato che non è cosa lieve: quei due si vogliono un sacco di bene nel migliore dei casi, ma si intendono poco, a dire il vero, si conoscono davvero da poco. Ti domando questo: “ E’ mai possibile un dialogo tra un girino- poeta di girotondi e un gigante convinto che la sua misura ideale sia quella di stare con i piedi a squadra saldamente per terra e lì dall’ alto condurre le operazioni? Il tutto senza neanche bagnarsi la faccia! Ma dai! Ma cosa pretendiamo, tu dirai, da un semplice corso di acquaticità? La tecnica o affetto? Ma va là!… Eppure dalla relazione tra quei due poveri esseri annodati stretti in infusione si infiltra , prima o poi, una curiosa e benefica corrente che scioglie e stacca da quella conchiglia ormai stretta il tuo corpo di piccola Alice che perla sarai tu per davvero a farle o a rac-coglierle poi, per trasformarle da bolle di madre-perla a ricordi da fare affiorare. Il mio augurio per te è che impari a raccontare da te i tuoi fatti: sono proprio curioso di sentire la versione dei tuoi fatti detta da te che li hai fatti, per capirne di più, anch’io come te. Comunque sappiate che qui dentro l’ acqua, nel curioso gioco di ruolo tra queste due persone, io narro pure di una terza figura curiosa, a volte invadente, che sa all’ occasione, da balena rimpicciolire o farsi da parte di fronte a una bimba che dice no per davvero. Ma mi sto lasciando trascinare troppo avanti. Questo viene poi…
Perchè, a dire il vero, dimenticavo di dirvi che, a rendere il tutto più tumultuoso e narrativamente allarmante, epica sinuosa, nonché delirante, almeno per un sempliciotto come me, è moltiplicare questa storia almeno per tre!
La narrazione rischia proprio di isterilirsi in una deriva a dire poco irritante di groppi che si sfaldano per riaggregarsi ed incrociarsi poi, senza un capo né coda, da scena o-scena, a vuoto: manca la trama portante di una voce narrante che metta insieme e non disperda il senso di tutto questo sentimento!
In altri contesti direi che ci vuole
proprio un mediatore culturale:
Vi dirò il vero, io non sono il profeta Mosè,
e neppure un clone di un Lapierre
in mutande;
sono soltanto un corpo in ammollo
es-posto all’ evento ,
senziente e mutante,
un semplice conduttore di corrente.
Certo, con i tempi che corrono, voi mi direte, è cosa banale dare e prendere scosse, preparare frittate e rituali, avventurarsi a narrare…

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