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I disegni dei bimbi e delle bimbe dell’ asilo di Bornato

laviaacquea
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Le autrici e gli autori di queste opere sono bimbe e bimbi di 5 anni: sono gioia per i miei occhi, importanti per me , perché mi rimandano ” le istantanee” della loro esperienza di gruppo nell’ acqua di una piscina con il maestro di nuoto.

Disegno 1: la copertina, una presentazione esauriente.

Qui c’ è proprio tutto, anche il desiderio ; la piscina è descritta proprio bene, con il maestro che attende i bimbi , giocoso e con i piedi che toccano bene il fondo.

Disegno 2

 

Il maestro di nuoto è mezzo di relazione e guida il bambino all’ esplorazione  della piscina: la sua vicinanza lo rassicura a salire su quel grande tappetone arancione…

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Elena

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Dei miei primi incontri con Elena ho già scritto sul blog in ”  Intorno alla relazione”. E’ il secondo anno che ci ritroviamo in piscina, ma già da subito mi ha riconosciuto con piacere.

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La paura, all’incirca

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C’ è una parola che sento ripetuta molto spesso dalle mamme che parlano di un atteggiamento di paura dei propri figli nei confronti dell’ acqua.
La parola paura viene nominata generalmente in piscina quando il bambino ci finisce sotto per una “ caduta” casuale, un ruzzolone come lo chiamo , oppure anche quando gli viene lasciata provare l’ immersione. Il fatto che mi stranisce è che, poi, quando questi bimbi me li ritrovo davanti,non riesco a cogliere nei loro agiti in acqua, alcuna traccia di strizza; in alcuni colgo magari “regressioni”, ma le vedo come una normale tappa nel processo di individuazione, di rielaborazione del proprio stare in acqua con noi.
Perchè a volte i grandi appiccicano sugli altri i propri stati d’ animo, le proprie emozioni?

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I disegni dell’ acqua della ” Vittoria”

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 I disegni della scuola materna ” Vittoria” di Provaglio d’ Iseo appartengono alle bambine ed ai bambini di tre- quattroanni  che hanno frequentato un corso di acquaticità nella primavera 2016 presso la piscina ” Acquarè” di Provaglio.

Bisogna avvicinarsi ai disegni dei bimbi silenziosi ed in punta di piedi. Mi piace pensare, ma mi potrei anche sbagliare, che i disegni dell’ acqua nascano prima dei pensieri sull’ acqua: di certo i primi sono già belli in carne quando i secondi devono ancora farsi corpo: le emozioni, ora, le puoi esprimere anche con le setole dure di un pennarello.

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L’ ispirazione

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Ricordo che, prima ancora di scrivere il mio ” In acqua si fanno i ruzzoloni?”, mi è capitato di assistere da bordo vasca ad una curiosa scenetta che mi ha colpito in modo così particolare da rappresentare il cuore del libro che ho poi composto.

Lo spazio è quello della vasca media, la profondità è quella del mio petto di persona medio- piccola.Le protagoniste sono una mamma e le sue bimbe, la prima in età scolare ed autonoma nel suo muoversi in acqua, l’ altra, invece, di sicuro sotto i tre. Quest’ ultima, slanciandosi dalla mamma eseguiva dei piccoli percorsi in apnea che la riportavano al punto di partenza. Ogni tentativo da parte della mamma di indirizzarla verso la parete non produceva alcun risultato: la sua esplorazione non teneva in assoluto conto la breve distanza lineare che la separava dal bordo vasca vicino. Questa bambina si muoveva in uno spazio tempo in cui la madre era il centro affettivo da cui separarsi e a cui tornare .

Mi sono domandato e  mi son chiesto: “Perchè?”,

poi la risposta l’ ho trovata , ora la so:

per quella bimba cara

solo una via aveva un senso,

 l’ altra proprio no.

Le cose buone sono come i pensieri buoni,

lasciano impronte chiare e mettono radici.

Loro non abitano le scatole pulite delle risposte pronte,

ma respirano lente come il pane che lievita bene.nell'acqua si fanno i ruzzoloni?

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Le due immagini

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Colgo l’ occasione di fare un omaggio a due delle più belle foto scattate  da Elio Urso.

La prima l’ ho chiamata ” Uno sguardo di cuore”

P3030073 (FILEminimizer)

La seconda, invece l’ho chiamata: ” Un mondo sottosopra”.

P1150022 (2) (FILEminimizer)

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Il dono di Davide

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Il disegno mi aveva colpito subito, da lontano ho scorto quelle due figure  gentili ,una piccola, l’ altra più grande, dalle grosse pinne anfibie e dalle   dita aperte ed emozionate, spalancate  ad abbracciare il mondo. L’ acqua è la cornice vitale e pure il fondo su cui appoggiano quei due, sicuri sugli zatteroni tentacolari: i sensi sono vivi: anche le orecchie sono grandi, gli occhi aperti. Il racconto che , poi, mi ha fatto Mattia, riportato dalla madre di Davide, dà un significato simbolico compiuto a questo disegno. Nella mia descrizione d’ inizio, infatti, manca un particolare davvero importante, la presenza  di un cerchietto giallo tra le mani dei due personaggi. La storia è questa:

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Il lasciare fare

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Devo dirvi, con tutta onestà, che la stesura di questo pezzo è stata realmente faticosa: penso che se voi leggerete con attenzione quello che scrivo sotto, capirete  come una libera esplorazione del mondo acqueo da parte del bambino sia alla base del mio metodo di lavoro.

 

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Intorno al Duca di Barnabò

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Tempo fa una mamma di nome Maria, al termine di una lezione di acquaticità, scherzosamente così esclamò: ” Ma , insomma, Paolo che stufata, sempre le stesse canzoni! Cambia un pò!”.

Se questa battuta me la ricordo dopo anni, è perchè mi ha fornito l’ occasione di rifletterci un pò sopra. Vi dirò la verità: ” Il duca di Barnabò”  non so quante volte l’  ho cantata e non so quante volte ancora la canterò. Il fatto è  che è una canzone che ancora mi diverte e emoziona nello stesso tempo, per cui, ogni volta che la drammatizzo,  è quasi come fosse la prima volta, sempre nuova.

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il pensiero poetico seconda parte: il tuffo chiurlo, il me testa

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Chiamo pensiero poetico del bambino quello che altri definiscono pensiero bambino.

Il pensiero poetico è un pensiero emozionale, dà un nome alle emozioni che diventano sensazioni quando vengono portate alla mente e poi espresse; è un pensiero caldo, magmatico, sicuramente creativo che sgorga dal profondo , non ha  un senso definitivo, perchè  allude più che concludere, è un pensiero che è quello, ma è anche altro, perchè  è un pensiero di ricerca,  in trasformazione.

Il pensiero poetico e’ un pensiero circolare come il gesto rituale ripetuto, del bimbo che in  una specchio d’ acqua vuota e svuota; sta in quel ” me testa” composto da  Adele, bimba che a due anni circa, introduceva i suoi tuffi così, in un continuo gioco di rincorsa  tra le sensazioni del proprio corpo e la sua  mente che le registrava.

Ma questa è anche la storia di Michele, due anni, della sua ricerca durata mesi  di abbinare un tuffo ad un animale( il tuffo chiurlo è stato il più originale) ; animali , sicuramente  totemici ,che lo aiutavano come amici invisibili  ad esorcizzare la forte emozione del tuffo, dove il corpo scompare sott’ acqua.

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